Bengala #23 - Viaggio nel deserto. Meridiano di sangue.


«L'ira di Dio è solo sopita. È nascosta da un milione di anni prima che nascessero gli uomini e solo gli uomini hanno il potere di risvegliarla. L'inferno non è pieno neanche per metà. Datemi retta. Voi portate in una terra straniera la guerra concepita da un pazzo. Non sveglierete solo i cani».
Cormac McCarthy, Meridiano di sangue, Einaudi, 2014
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Premessa:
questo è prevalentemente un numero monotematico dedicato a Meridiano di sangue, romanzo di Cormac McCarthy. Un western violento.

EDITORIALE UMORALE
La mia amica Elena dice che sono in una fase di egocentrismo, che finirà che a Pescia diventerò il matto del paese, quello che tutti indicano quando passa. Dice che mi chiameranno "lo sceriffo" e che dovrei comprarmi una stellina da sceriffo per il mio giubbotto con le toppe (quello che vedete qui ritratto).
Più me lo dice e più ci godo.
Dopo anni passati a cercare di essere adatto a stare in società ormai ho preso il via a mollare gli ormeggi. Sempre Elena scherza con me e dice che dovrei presentarmi al battesimo di sua figlia con tutte le mie pietrine, i cristalli, in un marsupio, in modo che mentre cammino si sentono cocciare una con l'altra, con quel tipico rumorino mistico e benefico delle pietre. Io le ho proposto di farmi entrare vestito da Gesù Cristo, con un saio bianco, così finalmente chi mi dice che sembro Gesù avrà un buon motivo per dirmelo.
In questi giorni mi sto accordando con Tigre Against Tigre per farmi fare il mio primo anello su misura, un regalino che mi concedo per i miei 39 anni appena compiuti.
Questo che vedete ritratto è sempre parte del regalo. Siamo: io, Pappeh sul frigo, Willò spaventato che mangia i scrokkietti e il Pandino. Il tutto nel deserto di notte.
L'ho chiesto così a Clara Sprous dopo nemmeno dieci minuti che avevo scoperto il suo profilo Instagram.
Non avevo idea di chi fosse ma ho subito pensato che i suoi dipinti fossero una delle cose più belle che vedevo da un sacco di tempo. Di solito compone partendo da una foto ma io le ho fatto delle richieste specifiche e lei l'ha buttato giù in poche ore.
Instragram è un bel barilotto pieno di merda secca se non lo sai usare, ma se imbocchi l'algoritmo ti cominciano a arrivare anche delle belle sorprese. Un po' come la vita in generale forse. Per certi versi mi ricorda gli esordi di MySpace, o di Tumblr, quei social che ti facevano scoprire la band di spiantati come te ma dall'altra parte del mondo o gli artisti per cui perdevi la testa. Era bellissimo. Ci sono filoni musicali interi che ho scoperto in questo modo.
Attualmente assieme alle pubblicità per il trapianto dei capelli (che è l'unica cosa che non mi serve visto che ho una chioma che fa paura) mi spuntano anche queste cose. Quindi direi che è una cosa bella.
Torniamo a Clara. L'ho intervistata e ho messo su qualcosina del suo lavoro. Non è la roba più bella che c'è? Mi ricorda Diane Arbus ma in chiave pittorica.
What's your first memory about drawning?
For me memory its awfull but I remember being about 3 and telling my classmate that the ground its not always green, that sometimes its grey.
My mom remembers that I was about 2 and she gave me pens and colours and I just drow.
What does it means to you be a painter?
Mmmm to work as a painting means nothing sadly, to earn money painting means that you've been "lucky" enough to try. It makes me think about how my like has been and I cant be anything but thankfull.
Your imaginary is dreamy and ironic at the same time, full of suspense and surprise. What's your mood about the atmosphere u create in your work?
I started to paint that way because I was extreamly stressed, but now that Im not any more, what I do is to repeat a sentence through all the painting, like a mantra, all the time 'till the end. Its not my Will to make it ironic or anything, I guess its just how I am (as a person not only as a painter).
Which are the most strange things that people ask you to do?
Nothing really, if people ask about painting, its because they Know how I paint. What I hate is people telling me "my Face its not like this" wtf of course its not. IF YOU ASK ME A PORTRAIT ITS BECAUSE U KNOW U WILL BE DEFORM!!!!
Who are your masters?
ANSIETY AND STRESS, BOREDOOM AND LE BELGUIQUE.
Tell us 3 IG profile to absolutely follow.
@xavirooftops
@katietarapaints
@beafiteni
Ps come vi dicevo ultimamente sto pubblicando dei numeri più monotematici. Sarà che i giornali sono monopolizzati dal covid, che ho meno voglia di leggerli, che la politica è noiosa e in generale succede poco, ma questa è la piega dell'estate.
Lo so, molti di voi non sanno cosa sia Meridiano di sangue, ma lasciatevi ammaliare. È un buon consiglio di lettura.





L'UNICO LIBRO CHE LEGGERAI QUESTA ESTATE, SE HAI IL CORAGGIO.

Ho una tradizione. La ripeto ogni anno con metodicità. Aspetto che arrivi il primo caldo infernale, quello in cui ti suda anche il cervello e mi rimetto a leggere Meridiano di sangue di Cormac McCarthy. Devo aspettare che ci siano le condizioni climatiche giuste, devo sentire il caldo del deserto, avere la pressione bassa con gli svarioni ogni volta che mi alzo, aspettare la notte per leggere in silenzio e con un filo d’aria.
Nonostante lo abbia letto almeno sei volte, ogni volta sto in tensione sperando in un finale diverso che chiaramente non avverrà.
La rilettura è un’esperienza che ho provato poche volte in vita mia, poiché poche cose meritano di essere rilette. Togliamo di mezzo lo stereotipo che leggere sia figo, che renda le persone più profonde o migliori. Non è vero. Lo diceva sempre Houellebecq: devi odiare proprio tanto la vita per amare leggere. E lo scriveva nel saggio dedicato a Lovecraft: Contro il mondo, contro la vita, un piccolo capolavoro con la prefazione di Stephen King. Io non sono estremo come lui ma conosco la lettura, la affronto sin da quando sono bambino.
Il libro, il suo spessore, le pagine fitte. I tanti libri abbandonati, i tanti altri letti ma non comrpesi, i tantissimi dimenticati e poi quelli che hai stampati in testa. Meridiano è questo.
Non so se avete presente o meno chi sia Cormac McCarthy, non voglio fare il Wikipedia della situazione, posso solo dire che è uno dei più grandi di sempre (avrete forse visto Non è un paese per vecchi o La Strada, celebri film tratti dai suoi libri). Meridiano è il suo lavoro più misterioso, a detta di tutti il più violento ma su questo mi fermerò dopo.
McCarthy doveva lavorare nell’aviazione americana, invece ha passato anni senza un soldo in un ranch con la moglie. Aveva il dono. Lo ha sentito quando ancora nessuno lo aveva immaginato in lui e l’ha coltivato. Di tutta la sua produzione grandiosa, Meridiano è uno degli assi portanti.
Si tratta di un western ambientato a metà 800, sulla frontiera tra Stati Uniti e Messico. Una banda di cacciatori di scalpi, la Banda Glandon, si muove nel deserto lasciandosi andare al caos. Il protagonista, o meglio uno dei protagonisti, non ha nemmeno un nome, è semplicemente The Kid, il ragazzo.
Dico uno dei protagonisti perché Meridiano è un libro dedicato ai personaggi più che alla trama e non si può focalizzare solo il ragazzo come protagonista. Il ragazzo tuttavia lascia casa a 14 anni e si mette in cammino. «Non sa leggere né scrivere e cova dentro un gusto per la violenza insensata». Vaga verso Memphis, partecipa a risse di strada «si battono a pugni, calci, con bottiglie e coltelli. Uomini le cui lingue suonano come grugniti di scimmioni. Uomini che vengono da paesi così lontani e bizzarri che quando li guarda giacere sanguinanti nel fango, ha l’impressione di aver vendicato l’umanità stessa».
Siamo alla seconda pagina del libro, con queste citazioni e c’è già più di quello che possiamo trovare più o meno ovunque.
Anni fa avevo preso degli appunti riguardo a questo aspetto. Eccoli.
Meridiano è il libro della filosofia di McCarthy. Filosofia è una parola che forse non gli appartiente, ma qui si intende qualcosa che regola la sua visione del mondo. Meridiano è la ripresa dei temi che sono in tutte le opere di McCarthy, al cui centro c’è l’uomo e la vita nella società. Tutti i romanzi di McCarthy sono sociali, in tutti c’è un rapporto tra i protagonisti e il mondo, anche quando sono degli alienati (Figlio di Dio) o quando il mondo non esiste più (La Strada). Prima ancora del mondo, della società, c’è il singolo. E per il singolo la domanda fondamentale: chi essere? Cosa essere?
Meridiano viene spesso scambiato banalmente, anche in questo pezzo sul sito della Treccani in cui prendono un abbaglio clamoroso, come un romanzo sulla violenza.
La violenza non è il soggetto ma l’oggetto del racconto. Non è la causa, ma il sintomo. Il libro parla di quella scelta di cui parlavo sopra. È un attimo e tutto il fare di una vita si concentra in un gesto. E succede in questo setting irreale, metafisico, bollente: il deserto in cui la società è annullata, non percepibile, sostituita da pietre vecchie milioni di anni e terra bruciata.
Perché mi fermo tanto su questo aspetto? Per spiegarvelo faccio un salto temporale ne Lo Straniero di Camus. Mersault, il protagonista, uccide un arabo con una coltellata dopo una collutazione sulla spiaggia. Ma era arrivato li distrutto, allucinato, dopo una vita fallita e mentre cercava di sottrarsi alle grinfie del caldo, accecato dal sole, così senza pensare lascia andare il fendente che lo farà condannare. Fino a un attimo prima sotto il sole accecante era solo Mersault, il povero Cristo, un attimo dopo, col sole in faccia, si marchia.

McCarthy è un realista totale, a conoscenza del fatto che gli uomini sono artefici del proprio destino. Quello che capita ai suoi personaggi è sempre il frutto delle loro scelte, giuste o sbagliate. pag 62: Sproule dice al ragazzo: Quelli come te io li conosco, quello che non va in te è solo colpa tua.
Eh già.
Possiamo dire che il tema è la violenza nelle numerose pagine in cui sono descritti scalpi e omicidi, ma facciamo un torto al libro che invece circumnaviga i soggetti some un drone invisibile e ci fa assistere alla messa in scena della loro vita.
Nemmeno Terminator è un film sulla violenza, oppure Rambo, o 300. Sono tutti film che prendono pieghe fantascientifiche, epiche, ma raccontano gli uomini nella loro complessità. Anche la violenza ha una storia, una radice da cui scaturisce. McCarthy solo semplicemente descrivendo i suoi personaggi ci racconta questa storia che poi sfocia in violenza.
All'inizio del libro c'è un passaggio stupendo. Il ragazzo assiste a una messa in un tendone e li ha il primo incontro con la Banda. il Giudice accusa il prete di essere un pedofilo, racconta che da poco è stato bandito da un paese e che ora sta gabbando tutti i poveri fedeli. La folla lo trucida. Dopo, al saloon, la banda scoppierà a ridere perché il Giudice ammette di essersi inventato tutto. È una scena tarantiniana, una marachella di morte di cui la banda si nutre per alimentare la propria autocoscienza. Un test. Per non essere schiacciati, catturati, uccisi a loro volta, questi mercenari sono disposti a trattare le vite degli altri come se non avessero valore.
Il che li porterà piano piano alla follia e poi a subire un massacro.
Alcuni uomini sguazzavano nell'acqua rossa colpendo senza motivo i morti, e altri giacevano sulla spiaggia accoppiandosi con i corpi bastonati di ragazze morte o morenti. (...) Nella foschia dell'alba gli uomini cavalcavano cenciosi e insanguinati, con i fagotti di pelli gregge, non sembravano un esercito di vincitori quanto la spoglia retroguardia di un esercito sconfitto in ritirata attraverso i meridiani del caos e di un notte antica, i cavalli che incespicavano, i cavalieri che barcollvano addormentati in sella (p. 147).
Questa è la radiografia dei mercenari ma accostiamola un attimo a un dialogo che il Capitano dell'esercito regolare degli Stati Uniti ha col ragazzo all'inizio. Parla del perché sono in missione per sottomettere messicani e indiani, parla della visione che aveva l'uomo di quell'epoca del progresso. Non lontanissima dalla visione di molti leader politici o capi di stato di oggi: Questa con cui abbiamo a che fare, disse, è una razza di degenerati. Una razza bastarda, appena meglio dei negri. Anzi, forse neanche. In Messico non c'è governo. Diavolo, in Messico non c'è Dio. E non ci sarà mai. Quello con cui abbiamo a che fare è un popolo manifestamente incapace di autogovernarsi. E sai cosa succede a gente che non è in grado di autogovernarsi? È ovvio. Arrivano altri a governare per loro. (p. 33)
Bang! L'ha detto. C'è una correlazione tra la banda di mercenari e l'esercito, tra le scelte prese a una scrivania da un governo e quello che succede in mezzo al deserto della Sonora. Quegli uomini son tutti fratelli per McCarthy, connessi da una trama invisibile ma essenziale. McCarthy in questo è un panteista, uno scrittore cattolico, profondamente cattolico e non c'è cattolico serio che si rispetti che assocerebbe il male a Lucifero senza metterlo in relazione con Dio.
Capite perché non si può parlare di un libro che ruota attorno alla violenza "insensata" come dice la Treccani? Non c'è insensatezza, in sostanza i reggimenti, quello regolare e quello di mercenari, hanno la stessa base ideologica. I mercenari si spingono poco oltre lasciandosi andare nascosti dal silenzio del deserto, in cui tutto quello che succede viene sepolto dalla sabbia e dal tempo.

Deserto e Bibbia
I toni di scrittura di questo libro sono quelli della Bibbia. C’è il deserto biblico, un deserto in cui gli uomini hanno le visioni, in cui fuochi fatui sullo sfondo presagiscono un mondo nascosto. Una notte il ragazzo e il suo compagno, assetati e sfatti, mezzi morti, si addormentano fissando un lago in lontananza. Al mattino quando si svegliano, il lago non c’è più. O non c’è mai stato.
D’altra parte a coloro che viaggiano in luoghi deserti accade davvero di incontrare esseri al di là di ogni descrizione. (pag 251)
Quella notte attraversarono una regione elettrica e selvaggia, dove strane fiammelle azzurrine guizzavano sul metallo delle bardature dei cavalli e le ruote dei carri giravano in cerchi di fuoco e luci azzurro pallido si posavano sulle orecchie dei cavalli e nelle barbe degli uomini. (pag 44)
dal sito delle edizioni Paoline
Il deserto evoca un luogo negativo portatore di morte. Nel deserto, infatti, mancano il cibo e l'acqua elementi essenziali alla vita (Num 20,5); è abitato da bestie feroci (Dt 8,15); nel deserto mancano le strade e in esso s'incontrano i briganti. Il vivere nel deserto corrisponde a una solitudine pericolosa.
Alcune espressioni bibliche indicano la pericolosità di questa esperienza: il deserto era grande e spaventoso (cfr. Dt 1,19), vi erano serpenti velenosi (cfr. Dt 8,15). La tentazione di mormorare contro Dio era grande.
Il deserto nella Bibbia, anche quando rappresenta un'esperienza positiva, è sempre una tappa provvisoria. Mai può costituire una dimora stabile. Il profeta Geremia (cap. 35) esprime tale concezione.
Il deserto è simbolo delle conseguenze dell'infedeltà. Il popolo che vive lontano da Dio è come un paese ridotto a deserto (Ger 4,23-26; cfr. 4,27) nel quale abitano animali maligni e pericolosi (Is 13,21). Quando un paese è trasformato in deserto significa che è ridotto al caos originario, paragonabile a una situazione di non vita (Ger 4,23-26; cfr. 4,27).
SON CAPOLAVORI ANCHE LE COVER




FAN ART




Non avrei mai scritto che Meridiano è un libro sui personaggi più che sulla trama se non ne fossi convinto. Fatevi un giro su Pinterest o Tumblr e troverete un sacco di fan art sui personaggi principali del libro. Poi ci sono Glanton, Toadvine, Sproule, Tobin lo spretato.
Il Giudice Holden è il più omaggiato di solito ed è comprensibile.

Il Giudice
RIpeto non sto facendo Wikipedia e invito chiunque fosse incuriosito a leggersi il romanzo che non è riassumibile a mio avviso. Un piccolo inciso sulla figura del Giudice è doveroso. Già il fatto che il più spietato dei killer, il più pazzo e pericoloso fosse un giudice ci deve dire tanto. Nell'ignoranza totale di uomini avvezzi a ammazzarsi per uno sguardo, nella brutalità animalesca del branco allo stato brado, il Giudice è una creatura avanti anni luce.
Parla tutte le lingue, raccoglie insetti e li cataloga in un librone nero dove disegna con maestria, studia le piante. Durante un attacco disperato in cui la banda non aveva possibilità di salvarsi è in grado di creare un esplosivo con l'ammoniaca contenuta nel piscio impastata a mano con pietre incendiarie. Poi danza, legge le carte, i segni, suona il violino come il Diavolo e conosce la filosofia. Mette in difficoltà in un dibattito Tobin lo spretato, lo ricrogefigge come il profeta che ha rinnegato, mette in crisi tutti i nostri valori. È una sorta di Joker ma meno poetico e più pericoloso, più reale. Per questo funziona.
Il Giudice è assolutamente il tema centrale di Meridiano. È lui che da sempre il via alla spirale di violenza ma al tempo stesso l'unico che sa governarla, l'unico che ne esce indenne, l'unico di tutta la banda che si salverà.
Il giudice è gli USA del secolo successivo, la superpotenza mondiale senza scrupoli, la decision room sotto la stanza ovale in cui Obama osserva i droni spazzare via la gente. È Bob di Twin Peaks, il male metafisico, è il Faust di Goethe.

Una delle pagine più belle del libro. La guerra è Dio.
Questo è il Giudice in purezza, in tutta la sua scaltra abilità manipolatoria e in tutta la sua solida filosofia di superpotenza. Non esistono pagine così nei western, eppure riassume tutti i western di sempre. Curioso.
I COWBOYS DI PRINCE

Questi che vedete sono i famosi Cowboys di Richard Prince. Non c'entrano niente con Meridiano di sangue ma in ogni articolo che parla di Meridiano di sangue, li troverete come illustrazione. In effetti sono talmente belli che non è possibile farne a meno ma c'è una cosa che dovete sapere. Chi li usa come illustrazione non ha forse letto il libro.
Queste foto sono delle copie. Prince si era preso la briga di prendere le vecchie pubblicità della Marlboro e di croppare via le scritte. Così aveva estrapolato l'essere mitologico dell'iconografia americana: il cowboy.
Quelle che vedete erano le campagne pubblicitare Marlboro. Pensatevele oggi, dove il fumo è bandito ovunque e pensate alle migliaia di ragazzini che hanno iniziato a fumare perché volevano essere dei fighi come quei cowboy.
Ecco come sono invece i veri personaggi di Meridiano:
«E un giorno videro un branco di esseri umani dall'aspetto crudele, in groppa a pony indiani non ferrati, cavalcare mezzi ubriachi per le strade, barbuti, barbari, vestiti di pelli di animali cucite insieme con tendini e carichi armi d'ogni genere. Revolver pesantissimi e coltelli da caccia grandi come spadoni e corte doppiette con le canne di un tale calibro che ci si poteva infilare un pollice dentro, e i filamenti dei cavalli ricavati da pelle umana e le briglie di capelli umani decorati con denti umani, e i cavalieri portavano scapolari o collane di orecchie umane essiccate e annerite e i cavalli sembravano selvatici e avevano gli occhi spiritati e i denti scoperti come cani feroci. e tra loro c'erano numerosi selvaggi seminudi che vacillavano sulla sella, luridi, brutali e minacciosi, e l'insieme sembrava un'apparizione da chissà quale paese pagano dove loro e altri come loro si nutrivano di carne umana».





I MIEI COWBOYS INTERIORI

Anni fa ho viaggiato in Toscana alla ricerca dei famigerati butteri.
Esistono, sono considerati la cosa più vicina ai cowboy che abbiamo ma al tempo stesso sono lontanissimi da quel concetto.
L'unica cosa che hanno in comune con i cowboy è l'amore per il cavallo. Lo venerano, è il loro migliore amico. Per il resto sono dei veri maremmani, solitari, amiconi.
Con l'amico Marco Rosella passammo un giorno intero in mezzo a loro a fotografare i vestiti che si facevano fare su misura, le cacche di cavallo.
I butteri li ho sempre visti stereotipati dai giornali, usati forzatamente per ricreare l'uomo della prateria che in Italia non abbiamo. Erano contadini fondamentalmente, che hanno sviluppato l'arte di cavalcare senza sella ma che restano profondamente toscani. Stupendi.
Questo doveva essere un servizio da vendere ai giornali e per un attimo ci ho provato. Stava andando in porto anche una cosa abbastanza grossa con un quotidiano ma la photo editor mi fece notare una cosa: tanti ritratti ma zero paesaggi. Vero.
Mentre scattavo non me ne ero reso conto. Ero lì per quelle facce, per i calli sulle mani, per gli sguardi. La Toscana casa mia non c'avevo nemmeno pensato a fotografarla.




DAL DESERTO AL GHIACCIO

Negli anni dopo aver letto Meridiano ho cercato un sacco di cose che gli somigliassero. Volevo rivivere quelle sensazioni. Mucchio Selvaggio di Peckimpah è stata una buona alternativa ma la cosa più simile al romanzo che ho trovato è stata la serie tv The Terror.
da nocturno.it
Tratta dall’omonimo romanzo di Dan Simmons (uscito in Italia nel 2007 con il titolo La scomparsa dell’Erebus) e co-prodotta da Ridley Scott, è ambientata nel 1845 durante la spedizione nel Circolo Polare Artico da parte di due navi della Royal Navy inglese, la Erebus e la Terror. Partite alla ricerca del passaggio a Nord-ovest, le due imbarcazioni rimarranno bloccate in mezzo ai ghiacci, costringendo l’equipaggio ad un prolungato soggiorno in quell’ambiente ostile. Il freddo, la fame, le malattie e gli attacchi di una misteriosa creatura decimeranno progressivamente la flotta e da quel terribile viaggio non tornerà mai nessuno.
Al posto del deserto allucinogeno e rosso abbiamo il bianco del ghiaccio e gli Inuit, una creatura mostro senza senso. Gli uomini sono rappresentanti della potenza imperiale inglese mantengono una dignità fino allo stremo ma quando capiscono che non c'è più niente da fare, che nessuno verrà mai a salvarli nei ghiacci, entrano in un territorio mentale diverso. Inizia il cannibalismo, la follia, la strage. Come in Meridiano.
Ancora una volta si torna sul tema della violenza. Essa non è insita nell'uomo come un trigger che scatta a priori o immotivamente, piuttosto ha bisogno di un setting in cui sono abolite tutte le regole sociali, tutti i principi che ci definiscono come civiltà per esplodere.
Forse è ancora su Amazon Prime. Cercatela.



I CULI DI FANULI

Se non avete mai sentito parlare nella vostra vita di opere fumettistiche con nomi del tipo: Il Tromba, Lando, Corna vissute, il Camionista , Sukia, Il Montatore, vi sarete persi una fetta di Italia importante anzi, mi concedo necessaria.
Si perché da bambino e parlo , per chi ha più o meno la mia età, negli anni 80 tra le pieghe del Corriere, in qualsiasi casa e cruscotto della macchina, tra un intrepido e una rivista di settore in edicola, il fumetto pocket porno troneggiava a pile anche dal barbiere.
Le copertine erano sempre tra il pop e l’ironico, dei capolavori di illustrazione pecoreccia. All’interno erano trattati quasi tutti i temi: dalla cronaca, al poliziesco, all’horror.I personaggi cavalcando l’onda del successo degli attori/ici del momento prendevano le loro sembianze in copertina: il Lando era Celentano la vampira Sukia Ornella Muti, il Montatore, operaio e comunista era Lando Buzzanca.
Le case editrici a produrli erano col simbolo dello squalo: la Edifumetto di Renzo Barbieri pioniere del fumetto porno in Italia o la rapace o Ediperiodici entrambe si contendevano un mercato florido eccitato e divertito in un Italia al massimo della sua erotomania.
Non oso nemmeno immaginare cosa si scatenerebbe oggi se in edicola campeggiassero titoli e copertine del genere e in realtà mi interessa pochissimo, andrebbero visti così nudi e crudi senza troppe parole e divagazioni nella loro popolare e iconica riuscitezza.






ANCORA CORMAC MA DIVERSO

Ecco come sarebbe Meridiano se fosse una novella per bambini. Cuoroni.

Questa è una chicca per gli storici.
Meridiano non è una storia del tutto inventata. La Glanton Gang è davvero esistita così come il Giudice Holden, il che rende ancora più pauroso il romanzo di McCarthy.
Lo scrittore americano si è ispirato a My Confession di Samuel Chamberlain, soldato, scrittore e pittore americano che aveva preso parte all'esercito regolare e alla battaglia di Buena Vista nel 1847 per poi diventare disertore.
Stando al suo racconto, tradotto in italiano come Donne, sciabole e cavalli e pubblicato decenni fa da Feltrinelli tradotto da Bianciardi, il nostro ha fatto parte della Banda Glanton. La prima testimonianza scritta del Giudice è sua. Lo odiava, non ne sosteneva lo sguardo, ne aveva paura.
L'esperienza con i Glanton è traumatica e tremenda, perché sebbene inizialmente i mercenari fossero stati ingaggiati dallo Stato a un certo punto cominciano a scalpare messicani e innocenti. Il karma c'è e farà si che verranno tutti massacrati a Yuma dagli indiani giustamente incazzati.
Questo libro lo trovate a pochi euro su Ebay, contiene tante tavole dipinte dal soldato che rendono l'idea del massacro a cui ha assistito. Io l'ho comprato in una libreria di Turro a Milano e lo sto aspettando a casa. Questa estate me lo sparo.



QUEL DANNATO VIDEO DELLA FUNIVIA

Non avrei voluto vedere quel video, o forse sì. Riformulo meglio: non avrei voluto vedere quel video pubblicato su tutti i principali giornali italiani, dopo che era passato quasi un mese dall’incidente del Mottarone.
C’è chi l’ha messo in prima pagina, chi invece ha provato a tenerlo più imboscato, chi ha pensato bene di mettere un pallino di pixel sulla funivia per non far vedere le vittime in faccia.
Ma andiamo con ordine: le immagini hanno tutte un certo valore e una certa potenza, non c’è bisogno che lo spieghi io, è evidente. Susan Sontag ci ha dedicato una vita intera a cercare di decifrare il ruolo delle immagini nella costruzione di una società e questo tema è comunque uno dei più discussi e studiati da quando l’uomo primitivo pittava le caverne con le rappresentazioni rupestri, ma non è questo il punto della mia riflessione. La domanda che mi sono posto, subito dopo aver guardato il video, è stata: a cosa mi è servito vederlo?
Diffondere quel filmato atroce non mi ha aggiunto niente alla comprensione o alla lettura di un fatto di sangue accaduto settimane fa, ho pensato semplicemente che si trattasse di un’azione da poveri sciacalli, fatta per assecondare quel torbido senso di voyeurismo e attrazione per il macabro che, chi più chi meno, ognuno di noi coltiva dentro la propria zona d’ombra.
È passata giusto una settimana da quando il danese Eriksen si è accasciato al suolo per un attacco di cuore nel bel mezzo di una partita degli Europei di calcio e tutti i suoi compagni di squadra si sono stretti attorno a lui, in cerchio, per proteggerlo dallo sguardo - assai indiscreto - delle telecamere affamate di una nuova scena di morte e dolore. Una scena pietosa, finita subito su tutti i media del mondo.
Qualcuno - pochissimi, invero, specialmente all’estero - ha provato a chiedersi se, magari, non fosse il caso di avere un po’ più di rispetto per quella persona mezza morta, se fosse corretto o meno mostrare il video. Non la stampa italiana, che anche questa volta ha scelto di distinguersi per cattivo gusto e volgarità dell’informazione. Il giorno successivo La Gazzetta dello Sport, per citarne uno tra i tanti, usciva in edicola con un intero servizio su questo fatto, corredato da fotografie di: Eriksen svenuto, Eriksen che subisce il massaggio cardiaco, Eriksen defibrillato, Eriksen che esce dal campo in barella, vivo e con gli occhi aperti. Nel vedere quelle immagini pubblicate su un giornale ho pensato che fosse una violenza, un’intromissione, che io quelle immagini non avrei dovuto vederle, perché non mi riguardano.
Qualche giorno dopo ci risiamo un’altra volta, ecco la corsa alla pubblicazione del video della funivia. Qualcuno (tipo Il Post) ha scritto un articolo, devo dire abbastanza bislacco, giustificando il motivo che ha portato la redazione a scegliere di pubblicare il video della funivia. Secondo loro quelle immagini aggiungevano qualcosa alla comprensione dell’evento, aiutavano il lettore a capire cos’era successo e perché. Col cazzo, dico io. Aiutano soltanto a nutrire quel bisogno un po’ feticista di gore e macabro che cerchiamo di tenere nascosto, ma che ci pulsa dentro.
Se qualcuno avesse avuto il coraggio di scrivere una cosa tipo: «il nostro modello di business, con cui ricaviamo utili e paghiamo lo stipendio dei nostri dipendenti, si regge sulla vendita di spazi pubblicitari il cui valore è basato sulla quantificazione delle visualizzazioni», lo avrei accettato con molta più facilità. Chiudo con un quadro che oscilla tra il pirandelliano e il grottesco: home page di corriere.it, proprio di fianco al video della funivia c’è un editoriale di Galli della Loggia, gran visir dei boomer-chic, che si lamenta dei tremendi giovani d’oggi, colpevoli di occupare le piazze delle città alla sera, tenendole “in ostaggio” con le loro birre e i loro spinelli. «Ah signora mia, che brutti tempi, chissà dove andremo a finire».
Andiamo a finire qui, con un sistema giornalistico che puzza di vecchio e che ancora una volta non perde l’occasione per dimostrarsi incapace di informare in maniera adeguata, ma che si dimostra sempre pronto a intervenire quando ci sono da sputare fuori inutili moralismi da bacchettoni.
RIDATECI LA LEGGEREZZA

di Mattia Feltri su La Stampa
Sono affetto da una personalissima variante: appeno leggo o sento pronunciare parole come covid, vaccino, immunità e altre della famiglia pandemica, perdo conoscenza.
Alle porte dell’estate, con la campagna vaccinale al galoppo e il contagio in affanno, e dopo un anno e mezzo di conversazioni virologiche, vorrei occuparmi soltanto di romanzi, di pizze, di spiagge, di baci, sul terreno dell’intellettualità potrei spingermi fino a parlare di europei di calcio, non oltre. Però mi tocca, per contratto. Metto a repentaglio la salute mentale e mi immergo negli articoli su Astrazeneca, sul mix eterologo, sulla variante Delta, persino sulla povera Camilla morta a Genova, riconoscendo in ogni sillaba l’emotività, il semplicismo, la retorica, l’enfasi. Il cedimento alle apparenze da batticuore è totale e incondizionato, da parte di chiunque, anche delle famigerate élite.
Ho letto l’intervista a un ragazzo che diceva sono giovane, sono sano, il virus non mi ucciderà mai, perché dovrei vaccinarmi? Lo so, a ricordare i concetti di comunità e di responsabilità ci si becca subito del boomer (vecchio scemo). Però, se non mi appisolo, trovo al volo cose interessanti, per esempio un paio di studi che riconducono tutto alla logica. Primo, nel Regno Unito queste famose varianti e in particolare la Delta stanno infettando – guarda un po’ – soprattutto i giovani, perché sono meno vaccinati degli adulti e degli anziani. Secondo, sempre nel Regno Unito si è calcolato che due dosi di Pfizer e Astrazeneca, e sottolineo Astrazeneca, riducono il rischio di ricovero del 94 e del 92 per cento.
Bene, ora parliamo un po’ di pizza?
STUPIDERA










Ok è tutto. Ci vediamo la settimana prossima. In fondo a Bengala troverete sempre e soltanto una frase di Charles Bukowski. Sappiatelo.

«Solo un testa di cazzo ha una risposta per ogni domanda e una sporta di consigli».
da Rosso come un giaggiolo. in Storie di ordinaria follia.


